On ottobre - 31 - 2018

 

Ed eccoci finalmente a regime, con tutti i campionati iniziati, maschili e femminili, di ogni ordine e grado. Tutti in campo e gran lavoro per i colleghi dei vari uffici stampa, settore in continua evoluzione per il rinnovarsi periodico delle persone che si occupano dell’informazione.

Come sempre perciò, a questo punto della stagione, mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni e raccomandazioni a chi si occupa di comunicati stampa all’interno delle società pallavolistiche, per cercare di unifornare il lavoro e aiutare tutti a dare le informazioni in maniera corretta.

Partiamo da alcuni punti fermi: un comunicato stampa è un qualcosa di scritto e va redatto come un documento scritto, che è ben differente dal parlato.

Mi spiego: nel parlato per dire un risultato si afferma che “tizio batte caio per tre a zero”.

Bene, nello scritto però non si può traslare questo letteralmente, il “per” non si scrive, “a” neppure, quindi il risultato scritto risulta essere “tizio batte caio 3-0”, se poi la vittoria è in trasferta diventa “tizio batte caio 0-3” (il – è come @, mica scrivete bilipuntobrunochiocciolatiscalipuntoit…). Idem per il racconto di un set: nel parlato si può variare l’ordine dei punteggi tra chi gioca in casa e chi fuori, “tizio va avanti 14-11, poi caio rimonta fino a 16-15 ma tizio piazza la zampata e chiude 25-20”, nello scritto quel 16-15 non ci deve essere, è 15-16, perché visivamente non si deve mai variare l’ordine squadra in casa-squadra in trasferta, perché è l’occhio che trasferisce al volo la situazione casa-fuori e non c’è più bisogno di seguire il racconto nella sua logica narrativa.

Sembrano delle banalità, purtroppo stanno aumentando i comunicati in cui si scrive come si parla e la cosa non è corretta, specie poi se questo errore marchiano lo commette in un articolo di giornale un giornalista (a cui ormai i colleghi più anziani non riescono più a trasmettere insegnamenti, vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di disponibilità ad apprendere il mestiere in maniera corretta).

Il mio essere anziano del mestiere mi porta a provare a correggere e aiutare le giovani leve, se poi “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” non sono più problemi miei.

Altro aspetto, le formazioni e il modo di comunicarle. Dallo scorso anno, visto che la Lega maschile finalmente è riuscita a recepire l’importanza di portare anche nella pallavolo la famosa cantilena “Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarnieri, Picchi…” (ho usato apposta una cosa da “vecchi” degli anni ‘60 per far capire da quando il calcio è messo così grazie alle distinte fornite agli arbitri in ordine di numeri dall’1 all’11, quando ancora valevano, e “Combi, Rosetta, Calligaris…” è storia dello sport) SFORZANDOSI DI METTERE SEMPRE DAVANTI IL PALLEGGIATORE, anche noi seguiamo questo criterio. Dopo il regista si segue l’ordine di rotazione (punteggiatura compresa): regista, schiacciatore, centrale, opposto, schiacciatore, centrale; libero (L); giocatori entrati. N.e. xxx. All: allenatore.

I nostri camp 3 non hanno un ordine ben preciso, chi va per ordine numerico, chi alfabetico dei giocatori, chi a muzzo, per cui SERVE una piccola elaborazione da parte di chi comunica la formazione a mantenere quell’ordine. La Lega femminile ad esempio usa l’ordine di rotazione ma non parte dalla regista in primis, in molti giornali si mettono un po’ a caso almeno i primi sei+libero, poi gli altri. Ma sono ancora troppi quelli che il regista lo mettono in mezzo a caso e/o iniziano magari con un giocatore non entrato o il libero copiando il camp 3.

Sarò un rompiballe, anzi ormai un “vecchio e nostalgico” rompiballe, ma il lavoro è lavoro e mi piace venga fatto al meglio. Perciò grazie a chi vorrà seguire i mei consigli, grazie a chi metterà al corrente i propri addetti stampa, grazie ai colleghi che cercheranno con un piccolo sforzo in più di provare a dare uniformità alla pallavolo anche sui mezzi di informazione utilizzati, cartacei o digitalizzati che siano.

Tutto il resto, anche in questo caso, deve essere gioia.

PVO, il volley vive qui.

Bruno Bili

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